Capitalisti individuali?/Le contraddizioni e i paradossi della Gestione Separata Inps: alcune riflessioni a margine sulla rappresentanza
di Giulio Marini. Il convegno tenuto sabato scorso sulla
Gestione Separata Inps - con particolare riguardo ai free lance, ovvero ai
professionisti senza albo - ha portato in evidenza alcuni fatti nuovi e ha
consolidato le esperienze e le riflessioni già portate avanti da alcune
associazioni di professionisti. Evitando volutamente in questa sede le parti più
prettamente tecniche, fiscali e previdenziali, mi preme sottolineare quanto una
riflessione seria sulla rappresentanza sia divenuta ormai urgente.
Difatti,
la sala del convegno è stata popolata soprattutto da associazioni afferenti al
Colap (Coordinamento delle Libere Associazioni Professionali), fra cui Acta
(associazione dei consulenti del terziaro avanzato), Ancot (associazione dei
Tributaristi), Aiti (Associazione Traduttori Italiani), ANA (Associazione
Nazionale Archeologi) e Ageie (Associazione Giuristi-Economisti d'Impresa
Europei) su tutti. Erano presenti anche molti singoli interessati, soprattutto
giovani e giovanissimi, nonché era presente il sindacato tradizionale (purtroppo
sottorappresentato, ma rimedieremo in futuro).
La rappresentanza
tradizionalmente intesa fa capo ai sindacati che tradizionalmente hanno usato il
contratto nazionale con valenza erga omnes. Sostanzialmente, semplificando
molto, i lavoratori sono stati una classe facilmente identificabile con i
dipendenti.
Completavano le forze di lavoro gli imprenditori e il piccolo esercito dei
lavoratori autonomi: commercianti, artigiani, professionisti con albo e con
relativa cassa che oltre a vedersi regimi previdenziali propri, hanno avuto i
loro margini di autotutela, spessissimo tacciati di avere rendite di posizione e
financo con possibilità di evasione fiscale tollerata (!). Ciò è sempre stato
possibile grazie a enti e associazioni che rappresentavano gli autonomi nelle
sedi opportune.
Con l'avvento del Pacchetto Treu (qui la Legge Biagi c'entra
poco...) e la riforma Dini (siamo quindi a metà anni '90), si sono create figure
difficilmente decifrabili: da una parte l'insicurezza e bassi salari (o meglio
fatturati e compensi forfettari) hanno fatto parlare di precarietà; dall'altra
si hanno comunque figure (non tutte, ma molte sì) che fanno capo a nuove
professioni ad alto valore aggiunto e nei settori trainanti e innovativi
dell'economia. A causa delle rigidità insuperabili del mercato del lavoro, che
tuttora esistono, quanto doveva servire in termini di flessibilità è stato
scaricato soprattutto nelle nuove generazioni e sulle figure senza forte
rappresentanza, cioè (almeno in parte) sulle Partita Iva senza albo.
Come si
pone il tema della rappresentanza adesso che questo gioco della Gestione
Separata Inps è stato sgamato? Da una parte la CGIL, rappresentata da Davide
Imola, ha dimostrato una sensibilità nuova rispetto ad altri incontri, ma
comunque diversa dalle istanze del professionalismo. Ad esempio si è puntato sul
diritto di maternità come diritto assoluto (le madri devono rimanere a casa),
mentre le associazioni sembrano più orientate a un paradigma della scelta e dei
diritti per esercitare senza discriminazione la propria professione (le madri
semmai devono poter non rischiare la commessa e non subire la concorrenza al
ribasso di figure non regolamentate).
Il Clacs-Cisl, assente al convegno ma
già incluso in questa riflessione, riconosce la volontà da parte di molti
lavoratori di voler essere autonomi e professionisti, ma nonostante sia presente
dagli anni '80 su questi temi, finora ha dimostrato di saper tutelare con
successo solo alcune figure (giornalai, benzinai, ecc.), mentre su quelle
emergenti come ad esempio i wedesigner, i formatori, i traduttori e altre
professioni ad alto valore aggiunto si naviga ancora a vista, senza un apparente
disegno strategico.
Per cui: con o senza il sindacato? Di fronte alla
disillusione di molti professionisti che vorrebbero vedere nel sindacato una
vision più al passo coi tempi e di fronte alla constatazione che solo una parte
del lavoro autonomo è oggi tutelato dal sindacato (e probabilmente non è quella
parte a maggiore scolarizzazione e competenza di cui il mercato del lavoro e la
produttività italiana ha bisogno), l'opinione più diffusa è stata quella di
creare la maggiore massa possibile di rappresentanza per poter acquisire per
proprio conto il necessario peso specifico.
Infatti gli incontri con i
Ministri o altri rappresentanti degli enti nazionali e locali che da più parti
sono stati riportati hanno finora soltanto prodotto l'effetto, al più, di far
prendere atto di alcune istanze tecniche e concrete. Fatti oltretutto
impossibili da confutare come ad esempio il meccanismo dell'innalzamento delle
aliquote previdenziali (che personalmente reputo giuste) a cui però fanno
seguito gli "aggiustamenti" dei coefficienti di trasformazione che palesano una
vera e propria ingiustizia di massa e vanificano del tutto i presupposti
positivi e le premesse che giustificherebbero l'innalzamento delle aliquote
previdenziali.
Appare chiaro che ormai gli enti che fanno capo al Colap
propongono un rilancio della loro stessa mission, in altre parole: intanto
cresciamo e ci facciamo sentire, poi continueremo a dialogare col sindacato. E'
pur vero però - e sarebbe sbagliato non prenderne atto - che muoversi fuori
dagli ordini professionali (che pare facciano scudo su se stessi attuando
meccanismi di chiusura ed esclusività) e contemporaneamente fuori dal sindacato
(CGIL-CISL-UIL) pur se con un dialogo costante rimane una battaglia molto
difficile, forse persa in partenza pur se perpetrata con la massima serietà e le
migliori intenzioni. Almeno questo sembra essere il monito del primo sindacato
italiano.
http://www.giuliomarini.net/ / http://www.sa-la.splinder.com/



Commenti